Incontro con Mohammed Ahmed Antar, "Italiani brava gente..."

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“Italiani brava gente” è un mito che in passato è stato spesso sbandierato per descrivere l’atteggiamento del popolo italiano in occasione di occupazioni e invasioni di altri Paesi. A volte è stato riferito anche al nostro rapporto con le colonie africane, per intendere che quello italiano è stato un colonialismo dal volto umano, a volte “straccione” forse, ma sicuramente meno feroce e oppressivo di quello di altri Paesi.
Purtroppo, come tutti i miti, anche questo è da sfatare, soprattutto dopo che il Governo Dini, nel 1996, ha consentito l’accesso agli archivi e ai documenti che riguardano questo periodo storico.
Una storia rimossa come l’ha definita Mohammed Ahmed Antar ,di origine italo-somale, che il 9 marzo 2010 ha tenuto un interessante intervento davanti ad un pubblico formato di studenti di varie classi dell’Istituto Superiore di Primiero.
Il dott. Mohammed Antar ha tracciato una storia coloniale e post coloniale della Somalia, paese in cui è nato e cresciuto, frequentando le scuole italiane (“alle elementari si studiavano le 4 stagioni in un paese che ne conosce solo due”). Sono così emerse le responsabilità dell’Italia rispetto al lavoro coatto, ai massacri, alle discriminazioni, alle scuole riservate agli italiani (i Somali potevano frequentare solo fino alla quarta elementare), all’introduzione di prodotti, spesso monoculture, destinati esclusivamente all’esportazione, come ad esempio la banana.
Insomma tutti i comportamenti tipici dei Paesi colonialisti: dallo sfruttamento del territorio, alla dominazione culturale (nelle scuole somale degli anni ’50, quindi durante il protettorato affidato all’Italia dall’ONU, si seguivano gli stessi programmi delle scuola italiane!)
Non è questo il luogo per dilungarci sui risultati e sugli effetti del colonialismo in Somalia fino ad arrivare all’attuale fenomeno “pirateria”, qui basti dire che alcuni insegnanti hanno ritenuto importante approfondire la conoscenza di questa fase della storia italiana dalla viva voce di un protagonista di queste vicende.
Crediamo, infatti, in una scuola fatta anche di testimonianze, di incontri e di confronto con i protagonisti di vicende vissute, crediamo in una storia che sappia guardare al nostro passato con apertura e criticità, senza autoassoluzioni nazionalistiche, in una scuola che faccia della discussione e del dibattito una lezione di formazione e democrazia.
Interessante, per non dire straordinaria, si è rivelata anche la storia personale del Dott. Mohammed Ahmed Antar, storia raccontata in un libro “Razza partigiana” uscito nel 2008.
Il nonno, di cognome Marincola, era un ufficiale italiano di stanza in Somalia negli anni del consolidamento della colonia, come accadeva frequentemente all’epoca, ebbe due figli da una donna somala, Giorgio e Isabella (la madre di Mohammed Antar), che, al suo rientro in Italia, portò con sè. Giorgio, frequentò a Roma il Liceo ed ebbe come insegnante Pilo Albertelli, un antifascista morto poi alle Fosse Ardeatine. Dopo l’armistizio, come tanti altri giovani, entrò nella Resistenza, si arruolò nelle brigate di Giustizia e Libertà, combattè in Lazio e in Piemonte, fu arrestato dalle SS e internato nel Polizeilicher Durchganglager di Bolzano dal quale riuscì a fuggire.
Ma la sorte lo ghermì, a guerra praticamente conclusa, in Val di Fiemme a Stramentizzo, dove incontrò una delle ultime pattuglie di tedeschi in fuga. Qui fu ucciso a 21 anni, era di pelle nera, ma, durante un interrogatorio della polizia aveva risposto “sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi su una carta geografica… La patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa libertà e giustizia per i Popoli del Mondo. Per questo combatto gli oppressori…”

Quest’anno Afghanistan e Somalia sono state al centro della nostra attenzione, aspettiamo ora nuove idee per l’anno prossimo.