Spet. teatrale 2013: "Dentro e fuori: gabbie di ombra, luce di libertà"

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Il giorno 11 Giugno 2013, ore 20.30, al Teatro dell’Oratorio di Pieve, il gruppo teatrale Coreghe Drio ha presentato con gioia e trepidazione il frutto del lavoro di un anno laboratoriale. Gli astanti, non solo genitori e compagni, ma anche esperti del mestiere e persone che ormai ci seguono da anni, sono rimasti colpiti e incantati dai messaggi dati, dall’entusiasmo e dalla bravura dei ragazzi. Ancora vive le parole e i testi letterari sceneggiati nelle parole del pubblico che commenta e nei cuori dei piccoli grandi attori, che hanno davvero vissuto sulla propria pelle quello che volevano trasmettere, con sofferenza, ma anche tanto coraggio, volontà e sforzo di immedesimazione. In sede finale il gruppo ha accolto con gioia anche Angela Gubert, che ha messo a disposizione la sua abilità grafica, per fissare su locandina un’immagine riassuntiva del nostro messaggio, e la sua precisione e responsabilità, per seguirci come tecnica luci.

Nonostante il gruppo fosse per la maggior parte nuovo e acerbo in ambito teatrale, ha saputo mettersi in gioco e raggiungere un buon livello attoriale e lavorare egregiamente al testo e rappresentazione finale, apportando davvero tutti un contributo particolare, speciale, pensato e condiviso. Quest’anno il gruppo ha potuto godere di una collaborazione allargata di docenti e questo ha permesso loro di sentirsi ancor più seguiti, compresi e appoggiati nel percorso fatto. Un grazie particolare dunque a Fulvio Ferroni, Alessandra Piva, Gabriella D’Agostini e Jennifer Trani e tutti coloro che ci hanno sostenuti.

Articolo sul "Trentino" -

Conigli lupi e uomini - Locandina - Depliant - Foto gallery

Il nostro percorso

Il nostro spettacolo è frutto del lavoro di un anno scolastico, percorso di allenamento attoriale alla fine del quale siamo giunti alla stesura di un copione e allo sciogliersi di scene che danno voce e spazio alle nostre idee, ai nostri bisogni, ai nostri ideali, desideri e conoscenze, ai nostri gusti letterari, ma soprattutto al nostro vissuto: un lavoro complesso, ma allo stesso tempo un riflesso del nostro modo di percepire la realtà e del nostro immaginarne la messinscena.

Sin dall’inizio abbiamo avvertito la necessità di delineare i diversi volti della complessità umana e soprattutto di rappresentare la sofferenza che può derivarne, pur con ironia. E’ così che, incontro dopo incontro, le diverse tematiche e riflessioni emerse nel corso del laboratorio sono confluite in un progetto unitario, che ha trovato il proprio simbolo emblematico nell’immagine della gabbia: che allude alle nostre sbarre mentali, ma anche all’incessante ricerca umana di una direzione di vita che sappia leggere nel nostro cuore, oltre. Oltre gli sbarramenti imposti dagli altri o da noi stessi; oltre le porte aperte e tuttavia invalicabili delle nostre convinzioni; oltre i limiti del corpo e dello spirito; oltre l’aggrapparci ad amori terreni che ci ingabbiano il cuore, anziché farlo volare; oltre l’essere additati ed etichettati, in un “sentito dire” che ci schiavizza; oltre i lamenti sterili e stagnanti e oltre le nostre “mostruosità”.

Ma se si riescono ad annientare gabbie e ombre, si possono immaginare anche le luci dei colori, delle possibilità individuali, delle scelte: per affacciarci all’interno di noi stessi e riconoscere, nella profondità del nostro spirito, le vie adatte a noi, al nostro compito, alle nostre inclinazioni e ai nostri doni interiori, la sola chiave per il cambiamento, la trasformazione, la libertà, nonostante la nostra condizione di prigionieri.

Nella nostra rappresentazione abbiamo quindi cercato di dipingere la natura umana, intrappolata in uno spazio che non è nè dentro nè fuori, ma che è dentro ed è fuori, e riesce ugualmente a non dimenticare il proprio anelito costante alla Libertà e il proprio sguardo meravigliato verso le stelle. Nulla e nessuno può in realtà sbarrare l'Aperto: ma ciò non avrà alcun valore per chi continua ad immaginare risposte segrete oltre la soglia, per chi crede che un Dio geloso ce le sottragga imponendoci aspre iniziazioni. Questo è il vero inganno.

Molte voci e fonti di ispirazione hanno guidato il nostro percorso: più di tutte, la partecipazione al seminario e alla mostra “Van Gogh, Un Grande Fuoco nel Cuore”, tenutesi a Pieve e Siror nello scorso novembre, spunto per noi di ulteriori riflessioni e cornice per le nostre scene. Sia i dipinti che le lettere di questo grande pittore ci hanno profondamente suggestionato e proprio dall’immagine dell’uccello in gabbia, descritta in una sua lettera, partiremo per il nostro viaggio, caratterizzando ogni scena-cella con un dipinto e un colore.

Anche le parole di P. Calamandrei ci hanno condotti a molte riflessioni sull’importanza di attivare costantemente, con il “combustibile” della volontà, il nostro vivere e convivere quotidiano.

Quest’anno il tempo di rielaborazione dei testi è stato più limitato, in quanto il gruppo teatrale ha accolto molti nuovi membri ed è stato necessario maggior impegno sulla base attoriale e sulla presenza scenica. Il testo rappresentato si è concretizzato quindi solo negli ultimi incontri, ma ha saputo rispecchiare integralmente le varie tappe del nostro percorso: frutto della rielaborazione di idee, attività ed esercizi incontrati nel corso del laboratorio. Nella realizzazione dello spettacolo finale, ognuno di noi ha messo in gioco se stesso, al fine di trovare ispirazione e collegamenti testuali nelle letterature mondiali conosciute, raccontate e immaginate, per poi drammatizzare ed incrociare immagini, colori e testi in scene da condividere.

Abbiamo intrecciato ed adattato spunti di testi letterari e non scoperti in classe, ma soprattutto letti e proposti dal gruppo, con gusto personale collettivo. Le letterature tedesca, francese, inglese, mongola, irlandese e italiana, di diverse epoche, hanno costituito un importante spunto per il corpo centrale della rappresentazione.

Abbiamo inoltre cercato di arrivare a trasformare le varie direzioni in un climax finale, dove i diversi personaggi si ritrovano attorno ad un fuoco trasformatore, per condividere i loro drammi ed errori e arrivare a chiudere il cerchio attraverso la condivisione, il cambiamento e la volontà di esserci ed evolvere, come il bruco muta in farfalla, per trovare la chiave della non porta, quella aperta per noi e che nessuno può impedirci di varcare, sempre e nonostante tutto.

Il gruppo teatrale

Alex Bernardin Peter Schlemihl

Emilia Luchian Momo

Ethel Forlin Carlotta, Uomo di Campagna

Francesca Bettega Van Gogh

Giulia Turro Grete, Tarascon

Ion Coman Guardiano, Werther

Lhagvasuren Tsetsgee Jacopo Ortis, Coniglio

Lucia Boschetto Donna delle pulizie, Uomo che scrive, Mamma

Monica Sperandio Capitano, Bambino

Naike Campigotto Jean ValJean-Signor Mendèz, Papà Samsa

Nicole Minazzato Szymborska, Uomo Isola Sconosciuta

Rim Ben Brahem Monsieur Ibrahim, Uomo Grigio

Sara Miola Javert, Baudelaire, Teresa Senzasogni

Sara Bandinu Mamma Samsa, Re Isola Sconosciuta

Valentina De Cecco Pirandello, Gregor Samsa, Baudelaire

Percussioni Naike

Voci cantate Sara Miola

Voci narranti Giulia, Sara Miola, Ion, Valentina

TECNICO luci e musiche

Fulvio Ferroni

Angela Gubert

Consulenza e supporto

Alessandra Piva

Gabriella D’Agostini

Jennifer Trani

Regia

Daiana Lucian

Illustrazione in Locandina: Angela Gubert

Un po’ di bibliografia

Il copione finale comprende scene interamente scritte dal singolo e/o dal gruppo, in particolare contributi in prosa e in versi che interagiscono con quelli raccolti collettivamente dalle letterature mondiali e accostati con esercizi di immaginazione.

Molti aforismi sono stati proposti e scritti da Naike Campigotto, che inconsapevolmente ci ha aiutato a tracciare la struttura finale del nostro spettacolo attraverso le sue parole.

Gli spunti per la stesura del testo e la sceneggiatura sono stati tratti e adattati da:

Baudelaire, Les Fleurs du Mal, I fiori del Male;

Goethe, Die Leiden des jungen Werthers, I dolori del Giovane Werther;

L. Pirandello, Il Fu Mattia Pascal;

, Poesie ;

Franz Kafka, Die Verwandlung, La Metamorfosi;

, Parabola: Vor dem Gesetz, Davanti alla Legge, da Der Prozess, Il Processo;

S. Beckett, Quad;

Wisława Szymborska, La gioia di scrivere (Labirinto);

Antoine De Saint- Exupéry, Le Petit Prince, Il Piccolo Principe;

Giovanni Montanaro, Tutti i colori del mondo;

Eric Emmanuel Schmitt, Monsieur Ibrahim et les fleurs du Coran, Monsieur Ibrahim e i Fiori del Corano;

Calamandrei, Discorso agli studenti milanesi, 1952;

Van Gogh, Lettere di Van Gogh;

Adalbert von Chamisso, Peter Schlemihls wundersame Geschichte, Storia straordinaria di Peter Schlemihl;

Josè Saramago, O conto da ilha desconhecida, Il Racconto dell’ Isola Sconosciuta;

Victor Hugo, Les Misérables, I Miserabili;

Video “Buutai tuulai”, Mongolia;

Cortometraggio, Il Circo della Farfalla.

testi ed improvvisazioni elaborati personalmente dal gruppo teatrale da testi proposti e scritti dai ragazzi stessi e tematiche colte da esperienze incrociate

(tra didattica e oltre-didattica)

musiche da

De Andrè, Gaber, Jeff Buckley, Battisti, Cocciante, Bennato

musica sperimentale

immagini da

esperienze in progress ed esposizione d’arte

Van Gogh, Un Grande Fuoco nel Cuore, Primiero.